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Diritto d’autore: cosa cambia con il mercato libero?


Dopo 76 anni la Società Italiana degli Autori ed Editori (Siae) perde il monopolio sulla raccolta dei diritti d’autore.

Secondo il decreto legge del 16 ottobre 2017 altri organismi potranno entrare in competizione con l’ente pubblico economico a base associativa. Una notizia dalla portata storica, soprattutto per chi considera il collecting per gli autori un punto cruciale, che dev’essere ben rendicontato ed affrontato con la dovuta serietà. A prescindere dalle società che lo gestiscono, tutte con pari dignità: Siae, Soundreef e altre che arriveranno. Sicuramente una Siae trasparente, degli autori, che utilizzi massicciamente la tecnologia per consentire di remunerare gli artisti in maniera ulteriormente dettagliata e puntuale è ben accetta.

Doc ha sempre sostenuto sostenuto e difeso l’assioma secondo il quale la creatività e l’autorialità vadano riconosciute, anche economicamente. Solo società gestite e amministrate direttamente dagli autori, che sanno di cosa si sta parlando ed hanno una visione approfondita della tematica, possono dare garanzia di tutela. È importante ascoltare le lamentale dei gestori dei locali (perché convinti di pagare troppo per far esibire gli artisti) e degli autori (perché convinti di non ottenere il giusto riconoscimento economico) e muoversi con decisione.

Per farlo, però, è necessaria chiarezza. Finché non saranno definite le norme attuative è difficile entrare ulteriormente nello specifico. Sono tante le questioni da chiarire: se un brano è scritto da diversi autori iscritti a diverse società, come si ripartiscono i compensi e quale società fa da capofila nel distribuirli? E nel passaggio tra più società di collecting, quanto aggio si perde per strada? Le nuove società inoltre struttura e capillarità tali da poter recuperare i diritti in Italia e nel resto del mondo? Domande che meritano una risposta, per permettere un futuro roseo a tutti i soci e gli interessati.